Lo spirito anti nazionale grillino è tutto in una pazza idea neo-borbonica L’idea dei pentastellati di fare del 13 febbraio il giorno della memoria delle vittime “dimenticate” del Risorgimento, di Guido Pescosolido [Il Foglio, 13 Agosto 2017]

Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d'Italia

Approfondimenti ANIMI

Ricerche, Riflessioni e Notizie
Eventi e Iniziative
Centenario Leopoldo Franchetti

Lo spirito anti nazionale grillino è tutto in una pazza idea neo-borbonica L’idea dei pentastellati di fare del 13 febbraio il giorno della memoria delle vittime “dimenticate” del Risorgimento, di Guido Pescosolido [Il Foglio, 13 Agosto 2017]

Lo spirito anti nazionale grillino è tutto in una pazza idea neo-borbonica
L’idea dei pentastellati di fare del 13 febbraio il giorno della memoria delle vittime “dimenticate” del Risorgimento, di Guido Pescosolido

[Il Foglio, 13 Agosto 2017]

ANIMILo spirito anti nazionale grillino è tutto in una pazza idea neo-borbonica
L’idea dei pentastellati di fare del 13 febbraio il giorno della memoria delle vittime “dimenticate” del Risorgimento, di Guido Pescosolido

[Il Foglio, 13 Agosto 2017]


Bene ha fatto Antonio Gurrado a richiamare sul Foglio l’attenzione su quanto è accaduto nel consiglio regionale pugliese, dove, “sotto l’occhio benevolo di Michele Emiliano”, è stata approvata una mozione presentata dal Movimento 5 stelle a favore dell’istituzione di un giorno del Ricordo dei martiri dimenticati del Risorgimento. Un’approvazione quella pugliese, che si inserisce in una strategia politica grillina a largo raggio che si sta sviluppando dalla scorsa primavera, con la presentazione di mozioni analoghe alla pugliese in tutte le altre regioni del Sud e con l’intervento in Senato del senatore Sergio Puglia.

Intendiamoci: la polemica anti risorgimentale della storiografia neoborbonica (che non va confusa con la storiografia meridionalistica classica), la sua accusa di rimozione dalla memoria collettiva e dall’insegnamento scolastico di tutti i mirabolanti primati del Regno delle Due Sicilie, del vero e proprio genocidio compiuto “dai piemontesi” nella repressione del brigantaggio, del saccheggio delle “immense” ricchezze del Regno delle Due Sicilie, non sono né di questa estate né di quella passata. Le sue prime manifestazioni si ebbero sin dagli anni Ottanta del secolo scorso, molto provocate e alimentate dall’irruente e rozza ondata anti meridionale leghista, e culminarono nel 2010 nella pubblicazione del Terroni di Pino Aprile, accolto con un’apoteosi inversamente proporzionale alla solidità documentaria del suo impianto interpretativo basato su affermazioni del tipo: “il regno delle Due Sicilie era, fino al momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (terzo dopo Inghilterra e Francia…” (pag. 9); “Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi… L’impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell’Unità d’Italia” (pag. 94); la repressione del brigantaggio provocò, su una popolazione di 9 milioni di abitanti, da almeno ventimila a un milione di morti – che è la stima accettata dall’autore – (pag. 69). Ovviamente nessun accenno ai caratteri di un regime politico come quello borbonico, assolutista, privo di Parlamento e di tutti i fondamentali diritti di una moderna democrazia, e che nel 1860 lasciava il Sud con l’imbarazzante primato dell’analfabetismo su scala peninsulare e quello dell’assenza completa di ferrovie dall’intero territorio meridionale, tranne il centinaio di chilometri della Campania cui si contrapponevano i circa 850 del Piemonte. Enti, fondazioni, istituzioni culturali varie, amministrazioni pubbliche di ogni livello (regionali, provinciali, comunali) e di ogni colore politico hanno promosso per anni nel Mezzogiorno una miriade di convegni, tavole rotonde, incontri, conferenze a sostegno delle tesi di Aprile. Ora però la proposta grillina segna un salto di qualità molto importante rispetto al passato perché per la prima volta il dibattito entra nelle aule parlamentari e dei consigli regionali meridionali con una finalità ben precisa e concreta: fare del 13 febbraio il giorno della memoria delle vittime “dimenticate” del Risorgimento, cosa che assume nei fatti un carattere antinazionale che è inconcepibile venga coltivato nell’ambito di istituzioni pubbliche come le regioni e il Senato. Quella data non è infatti equivalente a quella del Giorno della Memoria dell’olocausto, o al giorno del ricordo delle vittime delle foibe. Non è la ricorrenza di un qualche evento legato alla repressione del brigantaggio. E’ notoriamente e semplicemente il giorno della resa di Gaeta e del definitivo crollo del Regno delle Due Sicilie, senza di che il Regno d’Italia non sarebbe mai nato.

A ciò si aggiunge il carattere strumentale a fini elettoralistici di tutta l’operazione. Sinora tutti i dibattiti neoborbonici erano rimasti grosso modo sempre abbastanza trasversali nei loro riferimenti politici e partitici. Ora invece con la sua iniziativa il Movimento 5 stelle si propone al movimento neoborbonico come l’unica forza politica che, per di più da posizioni minoritarie, è in grado di ottenere qualcosa di concreto sul piano istituzionale e per di più di altamente significativo sul piano della simbologia storica. E’ una strategia che si lega strettamente a quella iniziata dal M5S all’indomani del referendum istituzionale attribuendosi in esclusiva la grande vittoria del No nel Mezzogiorno, e si realizza, sotto gli occhi non si sa se disattenti o compiacenti degli Emiliano di turno, i quali rincorrendo le rozze strumentalizzazioni storiche del M5S dimostrano di non avere ancora ben compreso che le regioni che essi governano fanno parte dello Stato italiano nato nel 1861 dalle ceneri degli Stati e dei regimi preunitari, e soprattutto che le battaglie politiche si decidono non con le rincorse demagogiche, ma con la difesa netta e senza infingimenti delle idee, della cultura e dei valori fondanti della propria storia nazionale.

   

Sostienici con il tuo 5x1000

Sostieni l'ANIMI con il tuo 5X1000. A te non costa nulla - essendo una quota d'imposta che lo Stato affida agli enti di ricerca e promozione culturale - ma aiuterai noi a finanziare progetti tesi a favorire gli studi sul meridionalismo connessi all'integrazione del Mezzogiorno d'Italia nel contesto politico, economico e culturale.

Come fare? È davvero semplice...

• Compila il modulo 730, il CU oppure il Modello Unico
• Firma nel riquadro "FINANZIAMENTO DELLA RICERCA SCIENTIFICA E DELL’UNIVERSITÀ"
• Indica il codice fiscale della fondazione: 80113270583
• Anche chi non compila la dichiarazione dei redditi, ovvero chi ha solo il modello CU fornitogli dal datore di lavoro o dall'ente erogatore della pensione, può destinare il suo 5x1000.